Storia

Storia della televisione italiana: dalla RAI allo streaming

Settant'anni di televisione in Italia, raccontati in modo sintetico: dal primo segnale sperimentale del 1954 alla frammentazione on demand di oggi. Una cronologia utile per orientarsi in un mezzo che ha cambiato il paese.

Televisore a tubo catodico retro illuminato
Il televisore a tubo catodico ha accompagnato gli italiani per decenni.

1954: la nascita della televisione pubblica

La televisione italiana nasce il 3 gennaio 1954, quando la RAI — già concessionaria radiofonica — avvia le trasmissioni sperimentali sul Programma Nazionale. Nei primi mesi, la copertura riguarda Roma, Milano e Torino; l'estensione al resto del paese è graduale. Il televisore è un oggetto costoso, posseduto da poche famiglie, che spesso si riuniscono in casa di chi lo ha per guardare insieme. La televisione nasce così come fenomeno sociale prima ancora che individuale.

I primi programmi sono essenziali: un telegiornale, qualche rubrica, il calcio illustrato, il varietà. La struttura del palinsesto, in fasce orarie, è ereditata dalla radio. La RAI ha il monopolio della televisione italiana, sancito dalla legge, e lo manterrà per vent'anni.

Gli anni del monopolio

Nei due decenni successivi la televisione diventa centrale nella vita italiana. Il secondo canale, Rai 2, inizia le trasmissioni nel 1961; il terzo, Rai 3, arriverà solo nel 1979. Il monopolio RAI non è solo commerciale, ma anche politico: la televisione è sottoposta a un controllo che, in alcuni periodi, diventa esplicito. Lo storico «lottizzazzo» — la divisione delle direzioni fra i partiti — è una caratteristica del sistema italiano che durerà fino agli anni Ottanta.

In questi anni nascono i format che definiscono la televisione italiana: il varietà del sabato sera, lo sceneggiato in più puntate, il quiz a premi, il telegiornale. La televisione pubblica contribuisce a costruire una lingua nazionale comune, perché per la prima volta milioni di italiani ascoltano lo stesso italiano parlato. Questo effetto, spesso sottovalutato, è uno dei contributi più duraturi della RAI al paese.

1976: la sentenza della Corte Costituzionale

Il 1976 è uno spartiacque: la Corte Costituzionale, con una sentenza, liberalizza le trasmissioni televisive locali, ponendo fine al monopolio RAI. Cominciano a moltiplicarsi le emittenti private, dapprima locali, poi nazionali. Negli anni Ottanta, Silvio Berlusconi attraverso Fininvest — poi Mediaset — costruisce una rete nazionale di emittenti che, sfruttando un vuoto normativo, trasmette in simultanea su tutto il territorio, aggirando il divieto formale di rete nazionale.

La televisione commerciale introduce un modello diverso: palinsesto basato sulla pubblicità, forte investimento nell'intrattenimento, importazione di format internazionali. La concorrenza spinge la RAI a rinnovarsi. Negli anni Ottanta, l'Italia diventa uno dei mercati televisivi più competitivi d'Europa, con tre reti pubbliche e tre commerciali nazionali.

Anni Novanta: satellite e prima frammentazione

Il satellite e poi il cavo introducono una seconda fase. TELE+ e Stream, poi confluiti in Sky Italia nel 2003, offrono pacchetti a pagamento con film, sport e contenuti importati. La televisione non è più solo quella gratuita generalista: nascono i canali tematici, dedicati a un pubblico specifico. È una rivoluzione silenziosa, perché il pubblico generale resta prevalentemente sul DTT e sull'analogico, ma prepara il terreno alla frammentazione successiva.

La legge di riforma del sistema radiotelevisivo, nota come legge Mammì (1990) e poi legge Gasparri (2004), tenta di inquadrare un sistema diventato complesso: service pubblico, commerciale, pay TV, televendite. La normativa interviene sui limiti di concentrazione e sull'integrazione verticale fra editoria e televisione, questioni rimaste centrali nel dibattito italiano.

2000-2010: digitale terrestre e switch-off

Il passaggio dall'analogico al digitale terrestre, completato in Italia nel 2012, moltiplica i canali disponibili gratuitamente: la vecchia limitazione del numero di frequenze scompare, e nascono nuove reti, soprattutto tematiche. È una fase di espansione, ma anche di confusione: il pubblico deve comprare decoder o televisori nuovi, la mappatura dei canali cambia, alcune emittenti locali faticano a sopravvivere al cambio di tecnologia.

In questa fase la RAI consolida le sue reti tematiche — Rai 4, Rai 5, Rai Premium, Rai Movie — e Mediaset lancia Italia 1, Rete 4 e i canali digitali. Sky cresce come operatore pay dominante, soprattutto per sport e cinema. Il sistema televisivo italiano è ormai tripartito: RAI, Mediaset, Sky.

2015-2025: l'on demand e la nuova frammentazione

L'arrivo delle piattaforme di streaming internazionali — prima Netflix nel 2015, poi le altre — cambia la televisione italiana in modo profondo. RaiPlay, Mediaset Infinity e le piattaforme dei broadcaster nazionali devono competere con operatori globali che hanno budget molto superiori. La televisione lineare resiste, soprattutto per informazione e sport, ma per la fiction il pubblico si sposta progressivamente sull'on demand.

La conseguenza è una nuova frammentazione: chi vuole vedere una serie deve sapere su quale piattaforma è, perché i diritti sono esclusivi e cambiano nel tempo. Per una guida televisiva, questo complica il lavoro: non basta più indicare un canale e un orario, bisogna anche segnalare la disponibilità on demand e il tipo di accesso.

Il presente e i problemi aperti

Oggi la televisione italiana convive con l'on demand, ma con problemi aperti. Il primo è la sostenibilità del servizio pubblico: la RAI è finanziata dal canone (oggi abbonamento obbligatorio in bolletta), una risorsa contestata ma essenziale per la copertura dei territori e dell'informazione. Il secondo è la concorrenza internazionale: le piattaforme globali non hanno obblighi di programmazione europea, e questo solleva questioni di policy ancora non risolte.

Il terzo è il rapporto con il pubblico: la televisione lineare mantiene un ruolo aggregante, perché crea appuntamenti comuni, mentre l'on demand frammenta. Una buona guida TV, oggi, deve riflettere entrambe le dimensioni: l'appuntamento comune e la scelta individuale. È l'approccio che Locale cerca di seguire.

Per orientarti nel sistema attuale, consulta la guida TV online e il palinsesto RAI. Per una selezione di prodotti degni di attenzione, vedi i migliori programmi italiani.

La sintesi storica di questa pagina è basata su fonti pubbliche (archivi RAI, AGCOM, storiografia del settore). Per approfondimenti, consulta la bibliografia disponibile presso le biblioteche pubbliche italiane.